Il Blog di Frontiera Sud

Straniero: un laboratorio per costruire identità di frontiera.

“La mia posizione è di straniero nella mia nazione…” così cantavano i Sangue misto nel 1994 parlando delle discriminazioni che toccavano gli “estranei” vecchi e nuovi d’Italia. Sono passati oltre 25 anni, sono state varate varie leggi sull’immigrazione, la composizione sociale dello stivale è cambiata radicalmente. Ma il termine “straniero” è ancora sugli scudi: ancora resuscita movimenti politici che propugnano congruenza tra razza e identità nazionale. Ancora mette in moto la macchina dell’umanitario che trasforma le persone e la loro complessità

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Solo un fiume a separarci – Invisibilità e frontiere

«Non si dovrebbe mai dare un "noi" per scontato quando si tratta di guardare il dolore degli altri». [S. Sontag, Davanti al dolore degli altri, 2003] Ma chi siamo noi? E chi sono gli altri? Che cosa ci divide? Si può guardare il dolore, di chiunque esso sia, e non esserne partecipi? Ed oltre il dolore, almeno al cospetto della morte, si è davvero tutti uguali? Quello di Francisco Cantù è un racconto che fa male, che affonda come una

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VIII CONVEGNO NAZIONALE SOCIETÀ ITALIANA DI ANTROPOLOGIA APPLICATA

FARE (IN) TEMPO - Cosa dicono gli antropologi sulla società dell'incertezza Titolo "SHAWLIN": crediti "Laboratorio Artistico KALIFOO GROUND" CALL FOR PAPERS - PANEL La call for papers apre il 6 Luglio 2020 e chiude il 24 Agosto 2020. Coloro che desiderano inviare una proposta a un panel devono scrivere direttamente ai proponenti (le mail sono nella descrizione del panel), inviando un abstract sintetico del loro intervento (massimo 400 parole, non più di 4 riferimenti bibliografici) e una breve nota biografica

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Per andare dove dobbiamo andare per dove dobbiamo andare?

Scenografia: Sala Consilina, un comune del Vallo di Diano in provincia di Salerno. Protagonisti: L’amministrazione comunale, gli immigrati senegalesi, una rete di persone riunitesi spontaneamente per aiutare alcuni concittadini ad affrontare l’emergenza della fame. Un amico avvocato, consigliere comunale dell’opposizione. Lo sfondo è quello dell’epidemia quando eravamo tutti a casa. La narrazione sceglie di seguire le vicende degli abitanti senegalesi, concentrandosi nel tempo che è intercorso fra la pubblicazione dei due bandi per la distribuzione dei buoni spesa, fra il

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Oltre la porta: la migrazione attraverso le parole di Mohsin Hamid

Nel 2017, Einaudi pubblica, nella traduzione italiana di Norman Gobetti, Exit West. Un faro per chi si occupa di migrazione in ambito letterario, il romanzo dello scrittore pakistano Mohsin Hamid racconta la storia di Nadia e Saeed, due giovani che si incontrano e si innamorano l’uno dell’altra in un paese innominato che, dopo poche pagine dall’inizio, viene sconvolto dalla guerra civile. Costretti alla fuga, partono alla ricerca di un luogo che li accolga, passando da Tokyo alla California, dalle incantevoli spiagge di Mykonos al vento freddo

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L’ibridazione culturale nella migrazione tra passato e presente. Conversazioni con Pap Khouma

Pap Khouma è uno scrittore di origine senegalese. I suoi romanzi sono un invito a riflettere su migrazioni, identità e métissage culturel. Le migrazioni internazionali attraversano la storia del Senegal sin dall’inizio del secolo scorso (Tall, 2008) e, sebbene i flussi provenienti dal Senegal si contraddistinguano per la forte eterogeneità dei profili migratori, è indubbio che essi abbiano, almeno fino alla prima metà degli anni Settanta, significativamente interessato la Francia. Essa ha di fatti visto il susseguirsi di numerose generazioni

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LA SALUTE INCARCERATA AL TEMPO DEL COVID. Cenni per ricordarci del carcere in epoca di pandemia

Per gli anni a venire, molti di noi ricorderanno il 9 marzo 2020: il tam tam di notizie; la conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri (http://www.governo.it/it/articolo/conferenza-stampa-del-presidente-conte-a-palazzo-chigi/14273); l’annuncio, atteso ma sconvolgente, del lockdown; le ansie per il drastico cambio di stile di vita che ci attendeva. La casa, le nostre case, si stavano accingendo a diventare un luogo “contenitivo”. Per alcun* uno spazio confortevole, in cui trascorrere un tempo scandito da ritmi nuovi e differenti, co* propr* car*; per

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RIPENSARE LA NORMALITA’: RELAZIONI ACCOGLIENTI

Eravamo pronti a tutte le emergenze: dalla mancanza di zucchero alle più aspre incomprensioni dal rifiuto di quel cibo ignobile alle rivendicazioni di umanità; dalle richieste di aiuto alle preghiere di non dimenticarli al freddo della strada.   Eravamo pronti a tutto ma non certo a contenere una pandemia.   Noi siamo chiusi nei nostri uffici e loro sono chiusi nelle loro camere ed entrambi abbiamo paura. Loro hanno paura di stare fin troppo stretti in quelle camere con i letti a castello, che durante il giorno

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Brevi note sul discorso e la retorica d’odio nel contesto della crisi migratoria ai confini greco-turchi

La cosiddetta “crisi dei profughi”, iniziata nell’estate del 2015, quando le isole greche sono state interessate dall’arrivo di un gran numero di persone in fuga da zone di guerra e di conflitto, come la Siria, ha polarizzato l’attenzione della società europea e, di conseguenza, il dibattito pubblico. Secondo i dati del Parlamento europeo, avendo ricevuto il maggior numero di profughi, la Grecia, come l’Italia, è tra i paesi al centro di questa “crisi” (vedi European Parliament, 2019). Come spesso accade in queste situazioni, è andato

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Noi, chissà come ci divertivamo!

È il lontano 1951 quando Isaac Asimov scrive il racconto breve The fun they had in cui immagina la scoperta, a opera di un ragazzino di nome Tommy, di un vecchio libro sul quale viene descritto il sistema scolastico del XX secolo. Tutto si srotola attraverso la sorpresa che Tommy e la sua amica Margie provano nel rendersi conto che nel passato l’istruzione non era affidata a un insegnante elettronico ma a esseri in carne e ossa, che esistevano luoghi

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“I can’t Breathe”. Ovvero la necessità di respirare

L’omicidio di George Floyd non è soltanto una delle più schiaccianti ripresentazioni di una società razzista. È il paradigma di una struttura di dominio. Una struttura di dominio che prevede che una determinata parte della popolazione possa arbitrariamente smettere di avere diritti.   In questi giorni negli Stati Uniti montano le proteste e la frase di George Floyd “I can’t breathe”, già diventata tristemente famosa nel 2014 dopo l’assassinio di Eric Garner1, è ritornata ad essere un simbolo.  Il poliziotto che schiaccia la gola di Floyd sull’asfalto è il simbolo della segregazione, delle umiliazioni, dei

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E se il leone incontrasse il lupo? Riflessioni a partire dalla poesia “children” di Stefano Benni

"Nella mia fiaba c’è un lupo Nella tua fiaba c’è un leone In un’altra fiaba c’è una foca bianca E in un’altra un drago di giada Ma se io la racconto a te E tu la canti per me In fondo si assomigliano Poi c’è una storia scritta dai grandi Dove c’è un uomo che non ride mai Che prende i libri delle fiabe Li straccia e li butta nel fuoco E non vuole che io legga le tue parole Né che tu legga le mie Anzi vuole alzare un muro Perché noi non

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Iniziazione e coronavirus

I popoli “primitivi” (che primitivi non erano, ma questa è un’altra storia) possono insegnarci qualcosa in merito all’esperienza collettiva di “sospensione” che stiamo vivendo. Nella loro vita sociale era prevista una fase rituale più o meno lunga (da pochi giorni a qualche anno) che gli antropologi hanno chiamato “iniziazione”. Cioè una “azione” per “iniziare” qualcosa di nuovo: la condizione di adulto, di guerriero, di capo, di donna fertile. Il rituale prevedeva l’eliminazione di tutto ciò che si era stati fino a

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Lockdown e confinamento dei migranti: Le contraddizioni del trattenimento nella pandemia Covid-19

I Centri per il rimpatrio, istituiti ormai più di vent’anni fa con il D.lgs. 286/1998 (TU Immigrazione), sono le strutture destinate al trattenimento delle persone migranti rintracciate in condizione di irregolarità sul territorio – o alla frontiera – e destinatarie di un provvedimento di espulsione. Il trattenimento è una misura amministrativa di limitazione della libertà personale che formalmente non ha natura sanzionatoria ma mera ente strumentale all’esecuzione dell’espulsione. Nel 2015 è stata introdotta la possibilità di trattenere i richiedenti asilo, in base a presupposti in parte diversi dai migranti “irregolari”, tra cui nella prassi il più frequente

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La fobia della maschera

In Europa, e in particolare nei paesi cosiddetti avanzati, ci è voluto tempo per accettare la funzione protettiva delle mascherine. In Germania fino a poche settimane fa la maggioranza delle regioni era contraria all’obbligo di portarle in pubblico. E anche gli istituti di salute e di epidemiologia, tra cui il famoso Robert Koch Institute, per tante settimane non trovavano una linea comune. Allo stesso tempo però, il successo, temporaneo che fosse, della politica di contenimento del virus nei paesi sudestasiatici

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Editoriale: Abitare la Frontiera Sud. Oggi più che mai.

E’ da secoli che il meridione rappresenta la periferia dell’Europa. Oggi intere aree sono spopolate, i giovani non immaginano più un futuro e la popolazione invecchia. Stanno venendo irrimediabilmente meno le risorse intellettuali e sociali che permettono lo sviluppo e il cambiamento dei territori. Intanto ancora oggi, e nonostante la piena emergenza nazionale, sguardi esterni lo appiattiscono su stereotipi e luoghi comuni: il Sud lento, sfaticato, dove non funziona nulla.  Poco più di un anno fa abbiamo fondato Frontiera Sud decisi a non rassegnarci a questa retorica. Noi, giovani precari già designati come carne da

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Società divise in Buoni e Cattivi

“Società divise in buoni e cattivi: negli inferni delle periferie cittadine sono in agguato i condannati di pelle scura, i colpevoli della loro povertà e con tendenza ereditaria al crimine: la pubblicità gli fa venire l’acquolina in bocca e la polizia li scaccia dalla tavola imbandita. […] Il carcere e le pallottole sono la terapia dei poveri. Fino a venti o trent’anni fa, la povertà era frutto dell`ingiustizia. Lo denunciava la sinistra, lo ammetteva il centro, raramente lo negava la

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Antidoto al “Prima gli Italiani”

Le aree interne del Meridione e il rapporto tra accoglienza e identità locale Foto di "Piccoli Comuni del Welcome" La retorica del “prima gli italiani”, o del “prima gli europei”, i campani, i salernitani (…), contribuisce a far percepire il fenomeno migratorio – e di conseguenza il sistema di accoglienza – come un’offesa, o peggio una minaccia al “popolo” della nazione.  Per quanto la pervasività di questa retorica vada letta quale esito della strumentalizzazione politica di

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Vi racconto una mia giornata tipo e quello che osservo

Uno dei doni più grandi che mi hanno regalato gli studi universitari, in particolare le scienze sociali, è lo sguardo consapevole. Guardare in modo consapevole significa prima di tutto sapersi collocare nello spazio e nel tempo rispetto ai fenomeni che si osservano. Di conseguenza i racconti, le opinioni, le riflessioni che scaturiscono dall’osservazione della realtà non sono mai verità assolute, ma solo punti di vista. Non tutti i punti di vista, però, sono equivalenti, un conto è essere seduti in

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